Cosa cambia con la nuova normativa che obbliga le aziende a misurare lo stress lavoro-correlato

Intervista tratta da "Il Massaggio da ufficio – Prevenzione e cura dello stress da lavoro", Urra-Apogeo, Milano, 2011

Luciano ContiLuciano Conti
Consulente in sicurezza aziendale

Luciano Conti, in cosa consiste la novità introdotta dalle linee guida per la valutazione dello stress lavoro-correlato approvate dalla Commissione Consultiva Permanente per la Salute e Sicurezza sul Lavoro?

Le linee guida non contengono niente di innovativo, se non la cogenza della norma: costringono le aziende a fare quello che, prima del 31 dicembre 2010, era percepito quasi come una cosa facoltativa. A ben guardare, dunque, la novità sta nel considerare la valutazione di stress lavoro-correlato un punto di partenza da monitorare successivamente. In questo senso la norma si occupa del benessere dei lavoratori, perché prima la prevenzione in ambiente di lavoro era del tipo: evita di farti male (antinfortunistica); oppure: evita di esporti ad agenti chimici (malattie professionali).

Cambia qualcosa per le piccole imprese?

Rispetto alla precedente normativa, le aziende fino a 5 dipendenti, invece di fare la valutazione attraverso questionari anonimi, possono fare una riunione con i lavoratori per spiegare loro cos'è lo stress lavoro-correlato e quindi recepire o meno l'esistenza di problematiche. Il concetto nuovo, per tutte le tipologie di imprese, piccole o grandi, pubbliche o private, sta nel considerare la verifica dello stress lavoro-correlato non una tantum, ma come monitoraggio costante nel tempo.

Le aziende continuano a percepire la nuova normativa come un adempimento burocratico oppure hanno capito che per loro si tratta di un'opportunità?

Inizialmente c'è stata una sorta di avversione, come avvenne per il decreto 626 nel 1994 sulla sicurezza sul lavoro: tutto il nuovo spaventa. Lo stress lavoro-correlato non è ancora percepito un rischio tangibile, come i rischi tradizionali che sono visibili, tipo l'esposizione al rumore, piuttosto che il rischio meccanico o l'esposizione agli agenti chimici. Si sta cominciando a entrare nella giusta ottica, anche attraverso la formazione dei rappresentanti dei lavoratori e dei soggetti che si occupano di sicurezza in azienda, però molte imprese continuano a percepire la norma come elemento meramente burocratico: devo fare il compitino se no mi sanzionano.

I suoi clienti che tipo di aziende sono?

Ho clienti tra le piccole, le medie e anche le grandi imprese, sia nel settore produttivo, sia nel terziario, prevalentemente in Lombardia. Ma ho clienti anche a Bologna, Roma e napoli. Quelle del terziario sono attività editoriali, d'ufficio e di call center.

Chi controlla che la normativa venga applicata e che, nel caso di rilevazione dello stress, l'azienda intervenga davvero?

Il controllo non è un controllo pubblico, esterno, ma viene lasciato al responsabile della sicurezza e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Ma chi controlla i controllori?

A livello esterno il controllo rimane, come prima, in carico all'Asl e agli ispettori del lavoro. Purtroppo, il controllo annuo esterno in ambienti di lavoro è abbastanza limitato perché limitati sono gli organici delle Asl. In Lombardia, per esempio, si stima un controllo di 5 aziende su 1000.

Le linee guida prevedono una serie di sanzioni, dai 6400 euro a salire, per chi non adempie agli obblighi di legge. A quanto ci dice, risulta molto difficile che un'azienda inadempiente venga individuata e multata.

No, capita. Ma quando succede significa che si è verificato un infortunio e, di conseguenza, l'Asl entra in azienda per verificare una serie di parametri.

Però, nel caso dello stress lavoro-correlato, come può il lavoratore dimostrare la relazione fra i suoi problemi di salute e lo stress in ambito lavorativo?

Nel caso dello stress lavoro-correlato, mi pare difficile dimostrare la relazione, anche se già nella legge 626 era in qualche modo prevista tale misurazione con l'obbligo della valutazione dei "fattori psicosociali", ovvero delle condizioni organizzative e del clima aziendale.

Fra il metodo di rilevazione dello stress lavoro-correlato soggettivo (questionario) e quello oggettivo (estrapolazione dati), qual è il più efficace, secondo lei? Le aziende quali praticano maggiormente?

Le grosse aziende prediligono l'oggettivo, perché estrapolano una serie di dati. Metodo più pratico, veloce. Le aziende piccole e medie, invece, preferiscono il soggettivo, il coinvolgimento diretto. L'ottimale sarebbe fare l'uno e l'altro: la raccolta e l'esame dei dati oggettivi, quindi la somministrazione del questionario per poi, alla fine, incrociare i dati. Certo non si può valutare lo stress esclusivamente con rilevazioni oggettive, senza coinvolgere direttamente il lavoratore. Questa, secondo me, è un'idea assurda.

Fra i questionari, qual è il più completo? Quale il più usato dalle aziende?

Il più completo è sicuramente il Ferrari Sinibaldi, con le sue 60 domande, perché dà la possibilità di articolare meglio le risposte attraverso alcune domande più sviluppate. Poi ce n'è un altro da 19 quesiti, che mi risulta essere quello più usato. Di solito sono rapportati alle realtà aziendali. Aziende più complesse tendono a utilizzare il questionario da 60, mentre quelle meno strutturate il questionario da 19. escluderei quello da 10, che non offre elementi sufficienti, mentre quello da 19 non contempla, rispetto al Ferrari Sinibaldi, il fattore di percezione del disturbo muscolo-scheletrico posturale, che per me è importante. Si limita a considerare gli effetti della percezione del rischio: rumori, vibrazioni e microclima, ovvero temperatura, umidità e ventilazione. Un po' poco. Almeno lo sforzo fisico e il danno di tipo fisico, a mio parere, andrebbero sempre contemplati.

La mia esperienza con il massaggio

Veniamo al massaggio: lei ha frequentato il corso di massaggio antistress. Come ci è arrivato?

Ci sono arrivato perché mio figlio è un appassionato, frequenta una scuola di massaggio tradizionale a Bergamo. volevo sperimentare questa pratica su di me e sugli altri, oltre che conoscere meglio il mondo di mio figlio.

Dalla sua esperienza, quali benefici crede che la pratica del massaggio da ufficio potrebbe portare in azienda?

Lavoro moltissimo al computer, quindi ho notevoli problemi alla cervicale, e a distanza di un mese dal corso intensivo di sei giorni, dove ho ricevuto e fatto parecchi massaggi, mi sento ancora di una scioltezza incredibile. Immagino che il beneficio derivante dal ricevere un massaggio al giorno, seppure di breve durata, sarebbe notevole. Il problema di fondo è come entrare nelle aziende con il massaggio. Perché, quando le aziende fanno la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, difficilmente riescono a individuare l'elemento patologico, per cui siamo in presenza di sintomi riferibili più che altro a fattori organizzativi, a rapporti coi colleghi, coi capi. nella mia esperienza nessuna azienda, finora, è andata a toccare l'aspetto di percezione del rischio intendendo come tale il fattore ergonomico, posturale, che per me è sostanziale.

Gli impiegati, i giornalisti, hanno la percezione del rischio di una postura scorretta?

Fra i giornalisti e nell'editoria, si ha la tendenza a lavorare senza porsi il problema. nelle redazioni si possono vedere giornalisti scomposti, che magari fumano il sigaro anche se è vietato, dunque la percezione del rischio non c'è. A livello impiegatizio, invece, c'è una netta percezione del fattore fisico connesso alla propria postazione di lavoro, quindi del danno cui si può andare incontro anche in termini di mal di schiena, cervicale, mal di testa e così via. Per cui in questi ambienti si può intervenire, tanto è vero che, nelle mie valutazioni, la percentuale di percezione del rischio legato alla postura in ufficio è del 62% contro il 41% del campione generale.

Che ne pensa dell'opportunità di fare corsi di massaggio da ufficio nelle aziende, affinché i colleghi imparino a scambiarsi il massaggio?

Condivido appieno questo approccio. Durante il corso di aggiornamento sullo stress lavoro-correlato che ho appena tenuto ai rappresentanti dei lavoratori di alcune imprese, ho fatto un discorso molto chiaro sui benefici del massaggio. Più della metà dei partecipanti si è detta disponibile a frequentare un corso di massaggio da ufficio, se l'azienda lo proponesse, e a scambiare il massaggio coi colleghi durante le pause. Ma l'interlocutore è l'azienda, quindi è a questa che bisogna far capire quali sono i benefici nel momento in cui spende qualcosa per organizzare un corso.

Il fatto che tra colleghi, invece di fumare una sigaretta o perdersi in chiacchiere alla macchinetta del caffè, ci si possa scambiare un massaggio, quali benefici potrebbe portare, a livello fisico e psicologico?

A livello fisico i benefici sono sicuri. Non servono grandi spiegazioni, basta provare. Se dico che mi sento di gomma tutt'ora, a un mese dal corso, significa che non mi ero mai sentito così sciolto. A livello psicologico, lo scambio di massaggi potrebbe ridurre o abbattere alcune barriere. Il contatto con altri, nella mia esperienza, è semplicemente di tipo verbale, di mimica facciale, e se tocco un'altra persona è perché le sto dando la mano per salutarla. Però, provando il massaggio, ho capito che è un elemento di comunicazione fondamentale, sia in ricezione sia in trasmissione. Per cui credo che possa essere ben percepito e recepito.

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